In un mondo che si trasforma rapidamente, le regole di mercato che valevano in passato oggi non sono più adeguate e c'è la necessità di un cambiamento.
Il “miracolo economico” italiano del dopoguerra vedeva nascere e crescere, accanto alle grandi industrie, una miriade di piccole e medie industrie (PMI): il secondo pilastro dell’economia italiana fino ai nostri giorni.
Favoriti negli anni 50/60 dai finanziamenti del piano Marshall e da tutta una serie di fattori concomitanti, tanti giovani collaboratori di grandi ditte scoprivano il talento "di fare da sé".
Erano professionalmente cresciuti nella grande Industria e coglievano il momento di mettersi in proprio e di iniziare "dalla gavetta " la loro avventura. Quasi sempre fu una ricetta di successo.
Oggi questo modello mostra i suoi limiti, perchè i fattori sono cambiati radicalmente
ed una nuova concorrenza, soprattutto dell' Est dinamico ed assetato di beni e successi commerciali, mette spesso in pericolo le PMl, abituate a lunghi anni di successo indiscusso.
I rapporti con le grandi Industrie sono cambiati: la pressione degli azionisti (spesso stranierii e non più italiani) sul management, la ricerca cioè del maggior rendimento, è determinante anche sulla scelta dei fornitori, con i quali i rapporti si hanno sempre più unicamente secondo la razionalità delle cifre.
Entrare nei mercati con più concorrenza è diventato più difficile ed i costi di distribuzione erodono sempre più i profitti delle PMI. Se non si è costantemente attenti ai costi della "supply-chain " il risveglio può essere brutto per l 'impresa.
Problemi di successione nelle PMI: il modello che tramanda l'Impresa dal padre al figlio (o ai figli) riguarda la massima parte degli operatori; ma non sempre il successo è garantito: mentre il padre 'fondatore " dell' Impresa aveva un passato di conoscenza della grande Industria, quindi operava in un ottica di più grande dimensione, il figlio spesso è cresciuto nella realtà limitata dell'Impresa di famiglia, quindi spesso con una limitata visione del mercato.
La consuetudine di tante PMI di fare un Bilancio della situazione finanziaria solo annualmente non consente di governare l'azienda: la concorrenza usa avere un resoconto finanziario ogni mese, con la possibilità di agire in tempo reale..."per aggiustare il colpo ". Infine si è spesso manifestata la difficoltà, da parte di tante PMI, ad innovare i propri prodotti in un mercato selettivo ed esigente.
Quale possibilità potrebbe avere la PMI Italiana per uscire dall'empasse?
Bene, esiste la via della cooperazione tra ditte per arrivare alla grandezza e alla potenza giusta per sfidare il futuro: con delle " Joint Venture" è possibile raggruppare le forze di più imprese singole, colmare le lacune manageriali, d'innovazione, di ricerca ecc..
In ogni operazione o attività non bisogna mai dimenticare, che dopo una breve o lunga
salita fino all' apice del successo, se non s'iniziano proprio in quel momento un'analisi critica ed un rinnovamento, la curva degli affari è destinata ad esaurirsi.
Quali ditte partner? Si tratta di vedere se ci sono degli obiettivi coincidenti come per esempio nei settori “produzione ", "mercato " e/o "tecnologia " (Obiettivi orizzontali) oppure nei settori " acquisto " e "distribuzione " (Obiettivi verticali). Sono pensabili cooperazioni quando ad esempio, le attività si differenzino geograficamente.
Il valore di una "Joint venture " nasce dai vantaggi che i due (o più) partners si possono
aspettare:
Vantaggi interni: ripartizione dei costi e dei rischi, aumento capacità di credito, ripartizione della produzione con le “best practice", utilizzazione di sotto prodotti o/e processi di lavoro, estensione gamma di prodotti.
Valori interni: migliore conoscenza tecnologie, maggiore scambio di informazioni, assenza di doppie strutture, interazione tra tecnici. Migliori metodi di gestione, miglioramento delle attività strategiche
Vantaggi competitivi: influenza sulla domanda, anticipo sui concorrenti, creazione di una
rete di distribuzione adeguata.
Vantaggi strategici: Allargamento del campo d' azione, possibilità di creare e sfruttare sinergie, di trasferire tecnologie e capacità, diversificazione.
Quali sono allora i primi passi da fare verso la fiducia tra i due partners a tutti i livelli aziendali?
La base di una cooperazione di successo è la chiarezza tra i partners in tutti i punti in cui potrebbero sorgere problemi di collaborazione: con la comune redazione e sottoscrizione di una "lettera d’intenti " viene fatto il primo passo. Poi, la nomina di un "Capo Progetto"
(proveniente da una delle ditte o esterno) faciliterà il compito operativo per l' avvio della crescita del Nuovo Valore.
giovedì 16 ottobre 2008
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